Royalties marchio SRL: gestione fiscale intelligente

Quando si parla di Royalties marchio SRL, si entra in un’area interessante tra diritto d’impresa e ottimizzazione fiscale. Se sei titolare di un marchio e...

Quando si parla di Royalties marchio SRL, si entra in un’area interessante tra diritto d’impresa e ottimizzazione fiscale. Se sei titolare di un marchio e lo concedi in uso a una tua società, o tra società del tuo gruppo, puoi generare un flusso economico aggiuntivo e strutturare in modo strategico la gestione del brand. Ma attenzione: serve chiarezza sul piano contrattuale e fiscale per non scivolare in contestazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Cos’è una royalty di marchio e quando conviene in una SRL

Le royalties sono i corrispettivi pagati per l’uso di un diritto immateriale: nel nostro caso, un marchio registrato. In pratica, la SRL paga un canone periodico per utilizzare il marchio detenuto da un soggetto terzo (che può essere una persona fisica, una holding o un’altra società del gruppo). Si tratta di una strategia utile sia per valorizzare gli asset intangibili sia per costruire un equilibrio economico coerente tra soggetti collegati.

Conviene soprattutto quando il marchio è effettivamente sfruttato a fini commerciali e rappresenta una leva competitiva distintiva. Nel 2025 le imprese italiane hanno aumentato del 9% le domande di registrazione di marchi, secondo i dati UIBM, segno di una crescente consapevolezza sul valore strategico del brand.

Regole fiscali sulle royalties tra soggetti collegati

La tassazione delle royalties marchio SRL dipende dal tipo di beneficiario. Se il percettore è una persona fisica residente, tali redditi rientrano generalmente nella categoria dei redditi di lavoro autonomo o diversi, a seconda dell’abitualità. Per le persone giuridiche invece, rientrano tra i redditi d’impresa e sono soggetti all’IRES.

Quando il pagamento avviene tra parti correlate, è indispensabile stabilire un valore di mercato per i canoni, nel rispetto del principio di libera concorrenza previsto dall’articolo 110, comma 7 del TUIR e dalle linee guida OCSE sui prezzi di trasferimento. La documentazione “transfer pricing” va predisposta per prevenire sanzioni in caso di controlli.

In caso di marchio di proprietà del socio o dell’amministratore, i canoni devono essere definiti da un contratto di licenza e deliberati nel rispetto dell’articolo 2389 del Codice Civile, per evitare contestazioni di compensi “in nero” o distribuzioni occulte di utili.

Deduzione dei canoni e limiti fiscali

Per la SRL che paga le royalties, i canoni sono costi deducibili, a patto che siano inerenti e di importo congruo. Non basta versare il compenso: serve un contratto scritto che indichi con chiarezza il marchio oggetto della licenza, la durata e il corrispettivo, oltre alla reale utilizzazione nell’attività.

La deducibilità è spesso oggetto di attenzione da parte dell’Agenzia delle Entrate, che tende a verificare due aspetti:

    • che il marchio sia effettivamente utilizzato per generare ricavi;
    • che il canone non sia sproporzionato rispetto ai benefici economici derivanti.

Nel caso di licenze tra soggetti collegati, un canone troppo elevato può essere riqualificato come distribuzione di utili e perdere la deducibilità. Per questo le imprese prudenziali fanno riferimento a dati di mercato e perizie di valutazione indipendenti.

Royalties e ritenute fiscali

Le SRL che pagano royalties a persone fisiche devono applicare la ritenuta d’acconto del 20% sul reddito imponibile, con eventuali riduzioni in presenza di costi documentati. Se il pagamento è verso società estere, entrano in gioco le convenzioni contro le doppie imposizioni, che possono ridurre la ritenuta alla fonte secondo l’articolo 12 del Modello OCSE.

Le royalties possono inoltre beneficiare di un’importante leva fiscale: è possibile accedere a regimi di detassazione fino al 50% per i redditi derivanti da beni immateriali, se incardinati in un contesto coerente con le previsioni del Patent Box o altri incentivi nazionali.

Un errore comune è confondere il canone per l’uso del marchio con una semplice spesa di marketing: la differenza è sostanziale, anche ai fini della documentazione. Le royalties rientrano a pieno titolo tra le operazioni da segnalare nel quadro RF della dichiarazione dei redditi e devono comparire nella contabilità come operazioni infragruppo.

Uso del marchio del socio nella SRL: vantaggi e rischi

Se un socio possiede personalmente un marchio e lo concede in licenza alla propria SRL, può valorizzare un asset personale e generare reddito. Il vantaggio è duplice: da un lato la SRL sfrutta un brand identificabile, dall’altro il socio monetizza il valore immateriale del marchio. Tuttavia, serve cautela per evitare che l’operazione venga vista come una forma di remunerazione non trasparente.

Il contratto deve essere supportato da elementi concreti: marchio registrato, valore di mercato del canone e registrazione presso l’Eur-Lex per i riferimenti alla normativa comunitaria. In caso di licenze tra soggetti collegati, la congruità del corrispettivo può essere dimostrata tramite un benchmark di mercato o una perizia basata sul metodo “relief from royalty”, accettato a livello internazionale.

Royalties in gruppi di società e pianificazione globale

Nel contesto dei gruppi societari, le royalties sui marchi servono a redistribuire il valore dei brand in modo coerente tra le entità operative e quelle titolari dell’intellectual property. È una pratica comune nelle multinazionali, regolata da accordi di transfer pricing. Anche nelle PMI italiane strutturate in holding e operative, questa logica può avere senso per motivi gestionali e fiscali, purché documentata.

Un assetto tipico prevede che la società holding possieda il marchio e lo conceda in licenza alle operative. Così la holding diventa una società asset, beneficiando dei flussi di royalties e concentrando gli intangibili. Tuttavia, è necessario rispettare il principio di sostanza economica: la holding deve essere effettivamente gestore dei diritti di proprietà intellettuale e non una scatola vuota.

Le autorità fiscali dei vari Paesi, coordinandosi con le linee dell’OCSE, prestano particolare attenzione alle licenze infragruppo per evitare spostamenti fittizi di utili. Anche l’Unione Europea, con la direttiva ATAD, impone regole di trasparenza sulle operazioni transfrontaliere.

Come gestire correttamente i contratti di licenza del marchio

Un contratto di concessione d’uso del marchio tra una SRL e un socio o un’altra società deve contenere alcuni elementi chiave per essere solido:

    1. Identificazione precisa del marchio (numero di registrazione e titolare).
    2. Durata e modalità di rinnovo.
    3. Corrispettivo periodico e criteri di determinazione.
    4. Clausole di esclusiva, territorio e limiti d’uso.
    5. Obblighi di manutenzione, pubblicità e tutela del marchio.

Inoltre, è consigliabile allegare al contratto una perizia o almeno una relazione di stima indipendente, utile in sede di controllo. La congruità del canone è l’aspetto che più interessa all’amministrazione finanziaria, soprattutto quando il rapporto è tra parti legate da partecipazioni dirette o indirette.

Royalties e pianificazione del patrimonio intellettuale

Molti imprenditori italiani hanno iniziato a considerare i marchi non solo un elemento di marketing, ma un tassello del proprio patrimonio immateriale. Gestirli attraverso royalties significa creare valore tangibile da un bene intangibile, ma anche strutturare il patrimonio aziendale con criterio.

Una corretta pianificazione può includere: valutazione del marchio tramite esperti, registrazione nazionale e internazionale, licenze con controlli periodici, aggiornamento annuale della reportistica economico-fiscale. In un contesto di digitalizzazione del mercato, dove il brand ha un peso decisivo nella fidelizzazione, le royalties diventano anche un indice della solidità del modello di business.

In sintesi, utilizzare le royalties marchio SRL in modo legale e strutturato consente di valorizzare il brand, generare flussi di reddito coerenti e, se gestito correttamente, migliorare l’efficienza fiscale complessiva del gruppo o del singolo imprenditore.

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